Corno alle Scale parete Est: plenilunio al powder party del Gran Toboga

Data effettuazione gita: 
03/12/2017
Località di partenza: 
Il Cavone (Corno alle Scale)
Difficoltà: 
Sci ripido

Venerdì 1° dicembre tardo pomeriggio. Fnalmente una bella giornata serena. Passeggaindo sulla spiaggia della Versilia vedo sorgere una gran luna quasi piena che come una algida regina si staglia sulle cime apuane imbiancate dalle recenti nevicate. Mentre guardo incantato ragiono tra me e me: "domenica sono libero, per quel giorno la luna sarà piena al 100% e pure le previsioni meteo sono ottime, poi la neve in appennino sarà fresca e abbondante anche alle quote basse, condizioni in cui si può fare tutto ...".  Ecco che allora mi appare nitida e potente una visione: la parete Est del Corno alle scale candida e scintillante sotto i riflettori di una grande luna piena che sale da oriente. A ruota mi balena un'idea pazza, eccessiva e lussuriosa: andare a pennellare la parete est al chiarore del plenilunio. Subito con un sms provo a lanciare l'idea, come un cerino acceso, a Jeanclaude Pucci che si trova nell'alto appennino pratese e che da casa sua la est del Corno quasi la vede. Poco copo un suo sms mi avvisa che il cerino acceso ha centrato in pieno una cisterna di benzina parcheggiata da quelle parti :-)

Alle 16 di domenica io e JC ci troviamo al solito bar a Silla, pronti a una dura e gelida lotta con l'alpe. Dentro di noi covano forti dubbi sulla possibilità di scendere per la Est perché fino a pochi giorni fa la parete era spelacchiata e fino a ieri venti fortissimi da NE hanno spazzato creste e crinali di tutto l'appennino nostrano. Però abbiamo già pronto un piano B: se le condizioni non ci sembreranno adatte dirotteremo sul vicino Cornaccio che è sempre di soddisfazione.

Da Silla ci muoviamo verso il Corno e dopo pochi minuti ci fermiamo alla zona industriale di Gaggio. Da lì si gode una magnifica vista della Est del Corno. Il sole è tramontato e quindi la parete si lascia studiare bene: "caspiterina !!! è tutta bianca". Ben coperta tranne le fasce rocciose sotto punta Sofia. In particolare sembrano in ottime condizioni il Poggio di Mezzo e il Gran Toboga, ovvero il marcato canalone che corre parallelo alla sx orografica del Poggio di mezzo. La decisone è presa: "andiamo a dar corpo ai sogni". La mèta sarà il Cavone e il programma della "Serata danzante sotto le stelle" è semplice: salire al Corno passando per il primo canale del Balzi dell'ora e poi valutare se è il caso di scendere per una delle linee della parete est che a quell'ora sarà già illuminata a giorno della luna piena che stasera apparirà anche più grande del solito essendo al perigeo. Risalire il primo canale è sempre consigliabile prima di affrontare la parete Est in discesa perché per morfologia, pendenze e orientamento è quello che più le assomiglia. 

Alle 17:30 siamo al Cavone (1425mt), è buio e la temperatura è circa -8. Infreddoliti cominciamo a prepararci. Innevamento sufficiente per salire e scendere già dal parcheggio. Cominciamo a  salire per il sentiero 337 passando per un bosco scurissimo. Nonostante ciò procediamo senza frontali per favorire l'attivazione dei "visori notturni" forniti da madre natura. Nel bosco neve abbondante, fredda e leggera. così secca che ti ci puoi buttare e uscirne fuori senza neanche un grammo di neve addosso. Senza problemi passiamo i tre ponticelli di legno su mucchi di neve di almeno mezzo metro. Poco prima di uscire dal bosco veniamo abbagliati da un chiarore che come qualcosa di alieno aleggia sopra le nostre teste, come se qualcuno avesse teso una tenda bianca fosforescente sopra la piana del cavone. Ci avviciniamo ancora un po' e al bordo del bosco, come inebetiti, restiamo a guardare quella cortina bianca davanti a noi: è la corona di cime e canali dei balzi dell'ora che irradiati dai raggi lunari sembrano scintillare di luce propria. 

Ancora un centinaio di metri e siamo anche noi sotto i riflettori del plenilunio che ci accompagnerà per tutta la gita. Attacchiamo il primo canale che presenta un ottimo innevamento  anche se dintorno affiorano parecchie formazioni rocciose che di solito d'inverno non si vedono. Segno che la copertura non è ancora completa, ma per noi è più che sufficiente. Anzi meglio: così l'ignoto della est è meno inquietante da affrontare. La neve è farinosa, leggermente feltrosa e molto stabile. Risaliamo sci ai piedi quasi tutto il canale. Negli ultimi metri diventa uno stretto couloir che superiamo sci in mano e senza ramponi sfruttando le impronte di qualche ignaro escursionista della domenica. Fuori del canale ci accoglie il vento teso freddo che si preannunciava già nel couloir. Sci ai piedi raggiungiamo la vetta del Corno passando però prima lungo il bordo della parete est per studiare le varie linee di discesa. La migliore sembra il Gran Toboga che, essendo incassato e riparato dai venti, presenta un innevamento abbondante con bella neve farinosa. Ritornati alla cabina della funivia spelliamo, ci rifocilliamo e poi subito all'attacco della parete perchè non si può stare fermi a -15 con venti taglienti.

La luna piena ci regala una visibilità perfetta su tutta la parete fino agli scuri boschi di fondo valle 7-800 metri più in basso. In lontananza nel buio le mille luci di Firenze e della val d'Arno, a sinistra quelle sparse dei paesi appenninici emiliani. L'emozione di essere lassù di notte sotto le stelle, nel vento gelido e sibilante, circondati dal bagliore argenteo della neve e pronti a buttarsi in quel baratro inquietante e vertiginoso, è fortissima e impagabile. Sicuramente una cosa per cui merita affrontare questi rischi e tribolazioni. 

Le prime curve sono sulla pendenza massima (50 gradi) ma per l'ottima neve ci sentiamo subito a nostro agio. Dopo la tensione iniziale la mente si libera e galleggiando sulla polvere vien spontaneo parafrasare il poeta:  "in questa immensità s'annega il pensier mio e il curvar m'è dolce in questa neve". Come era evidente già nel canale di salita la neve è stabile e tiene benissimo anche dopo un paio di capitomboli, grazie alla morfologia del canale ricco di asperità, anfratti e strettoie. Questa discesa rimarrà indelebile nella nostra memoria sia per l'ambiente fantastico, selvaggio e onirico, sia per la luna piena che fa brillare ogni cristallo di neve e fa risaltare nel buio i ricami di ghiaccio sulle rocce, e infine per la neve incredibilmente asciutta e godibile.

Si scende per circa 250mt poi ci fermiamo perché più sotto si intravede un salto di roccia. Forse è superabile, ma va bene così: come prima uscita di stagione siamo più che soddisfatti anche perché c'è da risalire su neve inconsistente sprofondati fino all'inguine. Senza ramponi, sci in spalla (o in mano per appoggio), cominciamo a risalire il gran toboga. Ci è parsa la soluzione più rapida e la via più sicura per uscire da quella bolgia paradisiaca e ritornare in vetta al Corno. 

La progressione è lenta e faticosa, soprattutto per superare i risalti più ripidi dove si tribola per la difficoltà di far presa senza ramponi. Ringrazio Jeanclaude che si è sobbarcato quasi interamente l'onere della traccia. Con molta pazienza e patimenti ritorniamo finalmente al casotto degli impianti dove, dopo calorose (si fa per dire) pacche sulle spalle,  ci rifocilliamo e ci prepariamo a scendere. Discesa a bordo pista su nevaccia crostosa rovinata dal vemto. Ritorniamo al primo canale per sfruttare in discesa la bella neve farinosa che abbiamo trovato salendo. Superata la stretoia iniziale (Jeanclaude saltando, io prudentemente derapando), in basso ci scateniamo su farina intonsa fino al bosco. Poi nel bosco sulle linee già tracciate filiamo via lisci e fluidi come in un vecchio film di James Bond. Il bosco ora è rischiarato dai raggi lunari e tra un abete e l'altro si riesce a sgattaiolare via rapidi e silenziosi come farebbero dei veri 007 ...  in Missione Moonfinder :-)

All'auto le pacche sulle spalle sono ancora più calorose (anche qui per modo di dire perché il termometro segna -10) perché la "missione speciale" si è conclusa con pieno e insperato successo, Confesso a Jeanclaude che, quando gli ho lanciato il cerino acceso, dentro di me non ci credevo molto nella possibilità di andare a pennellare la Est del Corno al chiarore del plenilunio. E invece "orco d'un can ! celabbiamfatta" e per di più con gran goduria (a parte qualche semi-congelamento del sottoscritto) e gran siicurezza di condizioni. La farina nel canalone era perfetta e sicura: non sarebbe venuta giù nemmeno a cannonate. Insomma una prima uscita stagionale da incorniciare e una prima notturna (quasi sicuramente assoluta) di un canale che non vede molti frequentatori perché lungo, ripido, repulsivo e molto insidioso. 

Sulla via del ritorno sosta d'obbligo al bar Rino a Maenzano dove Roberto e Lilly ci hanno ancora una volta accolto calorosamente intrattenendosi a lungo, amichevolmente incuriositi dalle nostre scorribande, nonostante l'ora quasi di chiusura.
 

Profilo percorso: 
No Altitude
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
0.00Km
Distanza percorsa in salita: 
0.00Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
0.00Km
Dislivello in salita: 
0m
Dislivello in discesa: 
0m
Quota di partenza: 
0m
Quota di arrivo: 
0m
Quota minima raggiunta: 
0m
Quota massima raggiunta: 
0m