Cusna Sud dalla Presa Alta: alla deriva lungo la Costa delle Veline

Data effettuazione gita: 
21/01/2018
Località di partenza: 
Presa Alta di Ligonchio
Difficoltà: 
BSA

Domenica mattina con Roberf ci troviamo a Ligonchio con l'idea di andare alla Presa alta per fare un giro sul versante sud del Cusna. Nei giorni precedenti ci sono stati diversi segnali che la situazione in montagna è difficile e pericolosa: la quota neve in Appennino è elevata (tra i 1400 e i 1500) e in quei pochi posti dove la neve c'è, tutti i versanti sono rivestiti da una crosta dura o da neve vecchia ghiacciata, veri e propri lastroni che richiedono ramponi e picche. In Apuane  la situazione è anche più critica per il fatto che la trasformazione del manto è come sempre più accentuata e, come dimostra l'incidente mortale di sabato alla Pania, anche con i ramponi non bisogna mai abbassare la guardia. A causa di questa situazione si è pensato che sulla sud del Cusna ci siano condizioni per una gita in sicurezza: esposizione meridionale, pendii di varia difficoltà anche non ripidi, riparo dai venti settentrionali che sicuramente contribuiranno a tenere la neve dura. 

Alle 9.00 circa prendiamo lo stradello verso la presa alta su un auto normale con gomme da neve. Qualche placca ghiacciata ci rallenta un po' , ma nei tratti ripidi il fondo è buono e si arriva al parcheggio della presa alta (1240mt) senza problemi. A quella quota solo poche lingue di ghiaccio sul ponticello di legno (probabile effetto del rigelo dell'umidità del torrente). Alle 9:30 ci avviamo sci in spalla sulla strada per la Bargetana. Tempo ottimo , soleggiato non freddo ma ventoso in quota. Poco dopo lasciamo la strada per proseguire sul segnavia 627 che abbiamo intenzione di seguire per salire verso il Cusna. A 30 minuti dall'auto (circa 1380mt) troviamo neve continua e quindi calziamo gli sci. Poco dopo anche i rampant a causa del fondo duro e del bosco a tratti ripido. Togliamo gli sci una sola volta per guadare un rigagnolo scoperto, ma per il resto progressione regiolare su fondo ottimo: compatto e non ghiacciato.

Arrivati alla radura dove finisce la fascia boscosa, si apre davanti a noi la mole rocciosa della spalla ovest del Cusna. Da questa prospettiva non sembra di essere al cospetto del Cusna, ma di un'altra montagna dalla fisionomia molto alpina. Dalla sommità della radura pieghiamo verso destra (sud) tagliando i ripidi pendii sotto la spalla ovest con una lunga traversata appena ascendente. Con questa neve dura non conviene traversare in alto perché più si sale più le pendenze aumentano. Già lì, appena sopra la fascia boscosa, siamo al limite di tenuta per pelli e rampant. Con attenzione e passi felpati riusciamo a superare il tratto più scosceso e ci portiamo in terreno aperto più dolce, in vista della Costa delle Veline. 

Come previsto sui versanti meridionali poco vento. In alto, sul crinale Cusna-Piella, si vedono grandi turbini di neve, segno che in quota permangono venti forti. A sud la neve non è ancora trasformata e si presenta come placca ghiacciata o come crosta di  sastrugi e rigelo. I sastrugi sono stati creati dai venti forti da ovest dei giorni scorsi. Qua e là qualche placca di neve farinosa di pochi cm di spessore: è la spolverata di neve di ieri notte che ha imbiancato le cime sopra i 1500mt. Però salendo verso la vetta del Cusna, i versanti più soleggiati cominciano ad allentarsi debolmente. Procediamo senza fretta perché per la discesa forse è meglio attendere che il sole abbia lavorato un po' di più. 

Giunti al ripiano sommitale della spalla Ovest (2025mt) ci fermiamo per studiare la situazione.  Invece di proseguire lungo il 627, che aggira da nord la cupola sommitale, preferiamo puntare dritti alla vetta rimanendo quasi fino alla fine esposti a sud. In questo modo si rimarrà al coperto dai venti forti fino alla vetta. Però, viste le pendenze della diretta Sud e le condizioni difficili della neve, lasciamo gli sci in una buca sottovento e ci avviamo con i ramponi e le picche verso la croce di vetta. Sulla diretta Sud ottima neve per i ramponi: fondo duro e crosta debole in superficie. In prossimità del crinale sommitale si deve procedere facendosi largo tra grossi sastrugi che si infrangono fragorosamente sotto i colpi della picca. Con gli sci sarebbe stato impossibile muoversi tra quelle spade di ghiaccio taglienti ed appuntite, lunghe anche più di 50 cm. Sbucati sul crinale sommitale ci troviamo a pochi metri  dalla croce (2120mt). Come previsto il vento è forte, freddo e fastidioso. Tutta la cupola sommitale è una calotta ghiacciata scaborsa, sembra di essere sulla groppa di un dinosauro ibernato. La scelta di tenersi il più possibile a sud si conferma come la migliore in una giornata così ostica. 

Alla croce rimaniamo giusto il tempo per qualche foto poi di nuovo giù sulle tracce di salita. Ritornati agli sci spuntino e poi sci ai piedi per la discesa. All'inizio crosta debole dappertutto, sui pendii dove il sole ha lavorato di più anche qualche tratto di neve trasformata. Nel complesso sciata non ideale ma piacevole e senza problemi. Presso il lago del Cusna mi fermo per fotografare un alberello che emerge dalla neve con i rami ricamati da limpidissimi cristalli di ghiaccio. Poi senza mèta definita, come indolenti battelli alla deriva, ci lasciamo sospingere verso sudest dalla brezza settentrionale. Mentre navighiamo, incantati e trasognati, tra le onde della Costa delle Veline, viene da pensare: ma non sarà per questo strano incantesimo del lasciarsi andare in balia del vento, che la Costa delle Veline porta questo nome ? 

Giunti al canale Ovest del Piella (canale dei Cervi o Grande Onda Ovest del Piella), ci infiliamo dentro con belle curve su neve stratosferica. Poi ancora giù nel bosco largo e di alto fusto per un erto canalino, stretto ma senza problemi grazie alla neve ormai completamente trasformata e anzi un po' troppo allentata. Il bosco continua di largo respiro e il fondo sempre continuo e sufficiente per raggiungere la strada della Bargetana senza mai toccare sassi né rami. Sulla strada ottima copertura che permette di scendere a lungo in relax quasi fino all'innesto col 627.

Ritornando alla Presa alta, lungo la forestale, inaspettato e rocmbolesco incontro col mescolone selvatico da Vignola che incrociava da quelle parti col tosto Roberto. Poi al parcheggio, a sorpresa, grandi pacche con altri amici del gruppo Alt(r)a Toscana in sapiente trasferta nella valle dell'Ozola. Della serie: dove osano quelli che la sanno lunga :-)

Profilo percorso: 
No Altitude
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
0.00Km
Distanza percorsa in salita: 
0.00Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
0.00Km
Dislivello in salita: 
0m
Dislivello in discesa: 
0m
Quota di partenza: 
0m
Quota di arrivo: 
0m
Quota minima raggiunta: 
0m
Quota massima raggiunta: 
0m