M. Pisanino parete Nord Est: Cresta della Mirandola

Data effettuazione gita: 
02/04/2018
Località di partenza: 
Pianellaccio di Gorfigliano
Difficoltà: 
Sci ripido

Lunedì mattina, pasquetta. Si preannuncia una  bella giornata con qualche addensamento sporadico. Nubi a parte lo zero termico dovrebbe essere intorno ai 1600 al mattino e in rialzo durante la giornata con venti deboli/moderati da SO. Sabato scorso è arrivata un po' di neve fresca, qualche decina di cm dai 1200 in su.  La neve in apuane forse non è molta ma nei versanti settentrionali dovrebbe essere più che sufficiente. In appennino la quantità di neve è invece a livelli eccezionali, forse preoccupanti. Però considerate le temperature e l'ultima nevicata in quasi assenza di vento si dovrebbero avere per lo più buone condizioni di stabilità. Gli smottamenti di fondo dei giorni precedenti all'ultima nevicata, con l'abbassamento delle temperature, dovrebbero aver rallentato la loro corsa ma mai fidarsi troppo e meglio tenere sempre le antenne dritte su tutti i versanti.

Per pasquetta con Jeanclaude Pucci e Andrea Barattini abbiamo programmato un'uscita, ma non abbiamo deciso dove: Apuane o Appennino ? per le Apuane abbiamo in cantiere vari progetti aspri e "piccanti". Però temiamo un tempo meno buono che in Appennino. In questi casi di incertezza abbiamo il nostro asso nella manica: ritrovo al Bar Beppe presso o la rotonda di Pieve Fosciana. Da lì si possono osservare a 360° le montagne (apuane meridionali e appennno) e quindi decidere al volo la metà finale. All'alba di lunedì ci troviamo al parcheggio del bar Beppe. Le prime luci dell'alba permettono di osservare già la situazione: le Panie sono chiuse nelle nubi mentre sulle Apuane settentrionali e in Appennino la situazione sembra migliore. Partiamo ma con una mèta che permette di tenerci flessibili: andiamo verso Piazza al Serchio, così potremmo osservare meglio le Apuane settentrionali e poi decidere. 

Lungo strada, verso San Romano, troviamo finalmente un bar aperto, una rarità considerando che sono le sette di Pasquetta. Ci fermiamo e mentre l'addetta ci prepara il caffè, dallo schermo TV si affaccia il muso suino di Trump, con la figlia fotocopia e la bombata consorte. Scambiata qualche battuta sulla famiglia trumpiana con la simpatica barista, riprendiamo la via dei monti, ma usciti fuori del bar rimaniamo folgorati da una mistica visone: davanti a noi la grandiosa parete NE del Pisanino generosamente tappezzata di neve e magicamente inondata dalla luce dorata del mattino. In un lampo tutte le nostre incertezze si dissolvono, come la nuvolaglia che fino a poco prima limitava la vista. Rapiti, increduli e probabilmente ancora sotto l'effetto dell'apparizione di Trump, leviamo un corale grido di battaglia all'unisono: APUANE FIRST !!! Per il "dove e cosa" non c'è bisogno neanche di discuterne: la cresta della Mirandola alla NE del Pisanino.

La salita invernale della cresta della Mirandola è una alpinistica valutata AD (vedi "Ghiaccio Salato" it. 89). La via di salita non segue integralmente la cresta del monte Mirandola, ma risale con percorso vario la conca glaciale del Pianellaccio puntando all'estremità orientale della lunghissima balza rocciosa superiore che taglia alla base la parete NE del Pisanino. Lì comincia la parte più impegnativa della via che corre a dx del filo di cresta fino alla selletta cui fa capo, sul versante meridionale, il canale delle rose. Dalla selletta un ultimo risalto ripido e si raggiunge l'antecima meridionale del Pisanino quotata 1935mt.  

La prima salita invernale della cresta della Mirandola è un'altra realizzazione del nostro Vincenzo. Sarperi che con A. Nerli e G. Severini portò a termine l'impresa il 2 marzo del 1952. Dopo la discesa del Canalone nord del Sumbra, dopo il tentativo alla Sarperi-Severini alla antecima Est della Tambura, dopo la discesa della diretta NO alla Pania Secca, per noi questa sarebbe la quarta via invernale apuana di Vincenzo che proviamo a ripetere con gli sci, grazie a quest'inverno particolarmente generoso per la neve. Un ennesimo tributo al nostro socio che in epoca pioneristica, oltre ad essere un precursore dello scialpinismo apuano, ha scritto tra le più belle pagine di alpinismo invernale su queste alpi in miniatura (per la quota e la dimensione, non certo per le difficoltà).

La discesa della Mirandola con gli sci non è cosa di tutti i giorni ma nemmeno una novità assoluta: la prima discesa integrale sci ai piedi è di Giampaolo Betta che portò a termine l'impresa da solo il 10 aprile 2010. Lo stesso giorno, seguendo le tracce di Giampaolo, il focolaccino Francesco Ciufo compì la prima ripetizione integrale con gli sci. 

Per salire al Pianellaccio dalla chiesa vecchia di Gorfigliano è consigliabile (se non indispensabile) un fuoristrada, dato il cattivo stato della carrareccia. Lasciata l'auto al Pianellaccio (936mt), verso le 8 sci in spalla e senza ramponi cominciamo a salire verso il bosco su erba, sassi e chiazze di neve. Clima mite e niente vento. Dopo pochi minuti nel bosco raggiungiamo neve continua e calziamo gli sci. Salita tranquilla e regolare su fondo già in via di allentamento. Fuori dal bosco proseguiamo puntando dritti al ripiano superiore, più o meno in direzione della nicchia di attacco delle vie invernali Nerli-Sarperi e Zappelli.  Qui si sale su neve più profonda e collosa: 15 cm di farina umida feltrosa portata dall'ultima nevicata. Per guadagnare la prima rampa togliamo gli sci per pochi metri per superare senza ramponi un breve risalto con alberetto.

Rimessi gli sci ai piedi cominciano le prime avvisaglie della grana che ci accompagnerà a lungo: farina umida profonda (20-30cm) che forma uno zoccolo micidiale. Si puliscono le pelli ma dopo dieci metri lo zoccolo è già riformato. D'altra parte con i ramponi sarebbe anche peggio per la neve profonda e per la sua collosità. Per uscirne fuori e guadagnare il ripiano superiore (la seconda lunga rampa sotto la parete NE) cerchiamo la via più breve e di minimo sforzo. Davanti a noi un'erto canale a zeta sembra fattibile sci ai piedi. Provo a batter traccia ma per voler far troppo in fretta e senza versare il dovuto tributo di sudore e fatica vengo rimbalzato da sua maestà il re delle Apuane: in una svolta su terreno ripido lo sci a valle slitta sul fondo duro (probabilmente un colatoio nascosto) e mi trovo sdraiato a fare lo scivolino per una cinquantina di metri. Vado giù beato e rassegnato: "beato"  perché sotto so che c'è una larga e dolce conca ad accogliermi, "rassegnato" perché con questa neve pesante non riesco a muovere gli sci e non posso far altro che salutare i miei compagni che mi vedono andar giù. Come previsto alla rampa sottostante mi fermo. La corsa è finita felicemente ma ora mi tocca risalire. Questa volta metto i ramponi: non ho voglia di fare il bis. Come previsto anche la salita coi ramponi è improba: ogni  4 passi bisogna scuotere via vari kg di neve appiccicata agli scafi, ma almeno così non si rischia di perdere tutto il terreno faticosamente guadagnato.

Anche Andrea e Jeanclaude decidono di proseguire coi ramponi. Con pazienza si raggiunge la rampa superiore. Risaliamo la rampa in traversata obliqua ascendente con pendenze costanti sostenute (45°). Per fortuna una brezza fresca da SO comincia a farsi sentire alleviando un po' la salita sotto il sole. Nel procedere bisogna fare molta attenzione alle profonde tasche create dallo slittamento del manto a ridosso della cortina rocciosa alla nostra destra. Con così tanta neve più che tasche sono veri e propri crepacci profondi più di un metro. Una volta infilati dentro uscirne potrebbe essere alquanto complicato. Meglio starne alla larga. Giunti in prossimità della cresta della Mirandola ci fermiamo sotto l'ultimo canaletto. Uno scivolo molto ripido, coperto da neve dura e che punta in alto coperto dalla mole di uno scuro roccione alla sx di chi sale.

Jeanclaude ed Andrea hanno già salito la Mirandola in condizioni invernali (molto peggiori di queste) e sanno che si deve passare di lì.  Lo scuro roccione tiene lo scivolo sempre in ombra e nonostante che il sole sia già alto e che dappertutto il manto cominci a trasformarsi, lo scivolo è rimasto ghiacciato, tanto che entrano solo le punte degli scafi. Il couloir è breve (una dozzina di metri) ma le pendenze sono elevate e continue (60-70°). C'è da posizionarsi bene ad ogni passo e andare decisi di picca per non fare uno scivolone verso la rampa sottostante che probabilmente, viste le pendenze, non sarebbe così indulgente come l'altra. Usciti dal couloir si riprende a salire su pendenze regolari (45-55°) e neve più allentata. Mentre salgo verso il crinale sommitale ripenso al couloir e arrivo alla conclusione che per me la discesa sarà con ramponi e sci in spalla: il couloir è un passaggio obbligato troppo ripido e con neve non abbastanza trasformata per le mie capacità. Meglio non rischiare. Gli altri faranno le loro scelte in base alle loro valutazioni e alla loro capacità. Per me è già una grande soddisfazione aver fatto la Mirandola in condizioni invernali, salita che mi mancava.

Giunti alla sella dove sbuca il canale delle rose (1925mt) la vista è mozzafiato e sembra di essere in bilico su una lama affilatissima: da una parte lo scivolo ripidissimo appena salito con la conca del Pianellaccio quasi mille metri più in basso, dall'altra il ripido Canale delle Rose che scompare nel baratro meridionale del Pisanino per più di 800mt giù verso la Val Serenaia. Il Pisanino è una montagna difficile, ostica e repulsiva da ogni suo lato, con pendii sempre rognosi, per l'erba o per le rocce scivolose, per il ghiaccio o per la neve marcia che tende a slittarea sul fondo erboso. Anche la via normale di salita è piuttosto impegnativa e poco incline a perdonare errori e leggerezze. A buon diritto il Pisanino si fregia del titolo di "Re delle Apuane": non solo è la vetta maggiore della catena ma ne rappresenta bene tutte le asperità, le pendenze e la severità.

Dalla sella con pochi passi si rimonta l'ultima gobba giungendo all''antecima Sud (1935mt) da cui si può raggiungere la vetta (1947mt) ma dall'antecima Sud alla vetta principale ci sono ancora circa 200mt di cresta quasi orizzontale. Sono le 12 e il sole comincia a girare verso occidente. La Mirandola è tutta a NE, meglio lasciar perdere la vetta e scendere subito per evitare di trovare crosta da rigelo. Un breve spuntino e ci si prepara. Io tolgo solo le pelli e rimetto gli sci in spalla pronto per rimetterli ai piedi dove le condizioni saranno per me più congeniali. Jeanclaude ed Andrea sono decisi a tentare la discesa sci ai piedi direttamente dall'antecima dove ci troviamo.

Appena pronto comincio a scendere sulle tracce di salita per mettermi in posizione e riprendere la loro discesa. Mi fermo sotto la sella appena in tempo per assistere alla prima curva di Jeanclaude. La pendenza è notevole e guardando giù c'è da farsi venire la pelle d'oca. Con una sequenza di salti regolari e controllati Jeanclaude scende una cinquantina di metri e a ruota Andrea che procede a salti lungo la stessa linea dritta e senza sconti. Continuo ad osservarli nella discesa fin sopra il coiuloir ma poi c'è il cambio di pendenza e in basso non li vedo più. Riprendo a scendere in modo regolare e controllato per non fare passi falsi dovuti alla fretta di ricongiungermi a loro. Imboccato il couloir li rivedo un centinaio di metri sotto di me ad aspettarmi a metà della rampa di salita. Penso: "Alè, ce l'hanno fatta !!! grande prestazione". Mentre scendo lungo il couloir con passi ragionati e decisi, mi chiedo: ma come cavolo hanno fatto a passare su queste pendenze?. Vedo i segni dei loro sci sulla gobba alla mia dx. Per alcuni metri hanno evidentemente scalettato approfittando della neve un po' più molle dato che la gobba aveva preso un po' più di sole. Poi un salto e sono atterrati sulla ripida ma larga rampa sottostante. Dopo aver messo anche io i piedi sulla rampa scendo alcuni metri e poi metto finalmente gli sci. Neve un po' pesante ma ben sciabile. Pendenze sostenute ma molto più gestibili rispetto al passaggio chiave del couloir. In breve mi ricongiungo a loro con grandi complimenti reciproci ... unicuique suum :-)

Su neve pesante ma a a tratti anche bella farina  (nei pendii nord), scendiamo dalla rampa superiore a quella sottostante. Jeanclaude, probabilmente invidioso della mia "corsa gratuita" sulla giostra della NE, prova a ripercorrere la linea della mia scivolata involontaria. Giunti sulla rampa inferiore decidiamo di cambiare rotta: la rampa dove ci troviamo scende con dolci, larghi e intonsi pendii verso NNO fino ad entrare nel bosco a quota 1300mt. Da lì, per esperienze precedenti, so ci si può ricongiungere alla strada del Pianellaccio dove questa termina a circa quota 1000mt presso cava Fanaccia. Dopo le tensioni e l'ìimpegno della salita/discesa della Mirandola ci godiamo un po' di meritato relax con ampi curvoni su pendenze dolci e neve sciabilissima. Entrati nel bosco (una grande faggetta di alto fusto con alcuni esemplari maestosi di varie decine di metri) troviamo neve ancora buona ma in progressivo allentamento e assottigliamento via via che si perde quota. Presso uno stradello forestale mettiamo gli sci in spalla. Troppi sassi, meglio risparmiare gli sci che devono mantenersi in forma per le prossime uscite, visto che in giro c'è ancora tanta neve. Un centinaio di metri sotto di noi vediamo la strada del Pianellaccio. Fin che merita seguiamo lo stradello che si mantiene in quota parallelo alla strada. Poi giù per la scarpata per andare a prendere la strada che seguiamo per circa 700mt prima di arrivare all'auto. 

Foto ricordo con balletto tipo can-can con calzini puzzolenti e poi abbracci reciproci: Alé, anche la MIrandola è fatta ! un sogno a lungo accarezzato che si concretizza. Per me solo in parte, ma va bene così: la salita mi mancava e la discesa per me è stata "quasi" integrale e al meglio delle mie capacità. Andrea e Jeanclaude invece portano a casa una discesa integrale che già da qualche anno avevano messo ai vertici della lista dei loro desideri e che li aveva portati anche l'anno scorso a provarci per poi rinunciarci a causa della neve scarsa e ghiacciata. Ma questo primo approccio ha permesso loro di avvicinarsi alla parete, conoscerne da vicino percorso, dettagli e criticità in modo da affrontare al meglio la discesa odierna, decisamente in condizioni più favorevoli anche se non ottimali.

A Gorfigliano ci fermiamo per festeggiare al ristorante Acqua BIanca. Il ristorante è molto familiare, un po' demodè e arrangiato, A servirci si presenta un giovane e simpatico cuoco che ci propone un ottimo prosciutto "bazzone" e delle verdure grigliate accompagnate da un paio di birroni e il tutto a prezzi veramente d'altri tempi. Con lui ci intratteniamo a parlare delle possibilità di sviluppo di questo territorio magnifico, della sua ricchezza di risorse e degli sforzi che alcuni come lui stanno portando avanti per riviltalizzare gli ambienti montani con allevamenti, produzioni locali e turismo. Dopo esser saliti e scesi dal Pisanino ed aver goduto della vista mozzafiato dalle sue sommità, questo argomento ci tocca ancora più profondamente e da vicino, consci che quello che abbiamo visto e goduto oggi pochi posti al mondo lo possono offrire, per di più immersi in un territorio così ricco e vario come le Apuane,a cavallo tra il mare e la Garfagnana. Non a sproposito credo che a suggello della giornata e come per ricollegarsi al grido di battaglia del suo esordio, si possa riadattare un altro  slogan trumpiano: "Make Apuane great again", ovvero: Facciamo di nuovo grandi le Apuane !
 

Profilo percorso: 
No Altitude
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
0.00Km
Distanza percorsa in salita: 
0.00Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
0.00Km
Dislivello in salita: 
0m
Dislivello in discesa: 
0m
Quota di partenza: 
0m
Quota di arrivo: 
0m
Quota minima raggiunta: 
0m
Quota massima raggiunta: 
0m