M. Sumbra parete Nord: canalone centrale dalla strada di Boana

Data effettuazione gita: 
10/02/2018
Località di partenza: 
Strada di cave di Boana
Difficoltà: 
Sci ripido
 
“Non si sale mai così in alto se non quando non si sa dove si va”   H.d.B.
 
Negli ultimi giorni la neve in Apuane è finalmente tornata, non tantissima (alcune decine di cm da quota 1000mt) ma più che sufficiente per gli sci e probabilmente anche stabile perché depositatasi direttamente sul terreno nudo o su fondo scabroso privo di piani di scivolamento importanti. Questo ci ha indotto a pensare che ci potessero essere le condizioni per tentare una linea da tempo inseguita: il canale principale alla parete Nord del Sumbra (nel seguito lo chiameremo "il canalone Nord"). Quel canalone, ben visibile dalla strada di accesso al paese nei pressi della diga, nasce direttamente dall'impluvio sommitale, si snoda in forma di ampio canale per alcune centinaia di metri lungo la parete nord per poi confluire in forma di forra nel fosso di Biteto, il quale a sua volta confluisce nel lago di Vagli da Nord. Il canalone Nord del Sumbra è percorso da una via di salita invernale classica, aperta il 5 febbraio 1949 da un gruppetto di alpinisti tra i quali spicca Vincenzo Sarperi, autore di molte importanti salite invernali nelle Apuane (ricordo a braccio la Sarperi-Severini alla Est della Tambura, il canale Sarperi alla Est del Sella, la Nerli-Sarperi alla NE del Pisanino) nonché storico socio del nostro sodalizio. 
 
L'idea, a distanza di quasi 70 anni dalla prima salita invernale, sarebbe di ripetere con gli sci questo percorso alpinistico partendo dalla vetta del Sumbra (1770mt) fino alla strada che da Vagli sale a cave Boana. Una linea apparentemente non impossibile e nemmeno estrema (pendenze tra 40 e 50°) ma complessa per l'avvicinamento (bosco ripidissimo) lo sviluppo (traversi su placconate rocciose, risalti e possibili colatoi ghiacciati) e infine potenzialmente valangosa. Forse per tutti questi motivi non è mai stata percorsa con gli sci (... a meno di smentite) anche se credo che per la sua conformazione, negli anni, ha catalizzato l'attenzione di alcuni (non molti) ardimentosi cultori dello sci-apuanismo più aspro e selvaggio. Per quanto riguarda il rischio valanghivo, benché su una parete Nord di questi tempi non sia assente, si deve dire che il canalone Nord lo avevamo osservato nei giorni appena precedenti alle ultime nevicate e il fondo vecchio (possibile piano di slittamento per la neve nuova) almeno nei tratti più ripidi appariva abbastanza ridotto, concentrato nei colatoi e in qualche zona di accumulo. Tutti questi fattori ci hanno indotto a ritenere che il tempo per tentare l'impresa fosse giunto. Per sabato le previsioni in apuane erano più che buone, le condizioni di innevamento idem mentre in appennino, oltre al meteo incerto, il rischio valanghivo era ed è più alto per la gran quantità di neve. Quindi niente scuse e bando agli indugi ...
 
Sabato mattina io e Jeanclaude Pucci ci troviamo a Castelnuovo con l'idea di provarci. Grazie al fuoristrada di Jeanclaude riuscamo a salire fino al bivio per cave di Boana Alta, circa a 900mt. Con un auto normale la cosa non è consigliabile a causa dei numerosi rigagnoli che hanno creato solchi profondi nella carreggiata. Alle 9,00 lasciamo l'auto, tempo buono, assenza di vento  e temperatura gradevole. Appena imboccata la rampa in salita per Boana alta calziamo gli sci grazie a uno strato di una decina di cm di neve fresca un po' umida. In breve siamo alla prima cava (circa quota 1000mt) e poco dopo lasciamo la strada per entrare nella faggeta, procedendo in direzione SE. Il primo obiettivo della salita è raggiungere il colle di Castiglione, un affilato costone che è il prolungamento basale della sponda sx orografica del canalone Nord. Il costone si riconosce facilmente perché sormontato da un caratteristica cuspide rocciosa (localmente noto come Castelletto) che fa come da sentinella per tutto il vallone di Boana. Gli stessi toponimi Castiglione e Castelletto rimandano forse ad una funzione difensiva e di controllo esercitata nei tempi passati da questa rocca naturale oppure alla sua morfologia. 
 
La salita al Colle di Castiglione rappresenta il primo ostacolo e la prima incognita della giornata: per raggiungere il crinale del costone si deve superare un bosco di faggi ripidissimo, con veri e propri salti verticali. L'idea è cercare un passaggio idoneo per gli sci, sia per la salita ma soprattutto in vista della successiva discesa, sfruttando le numerose cenge e rampe del bosco. Sci ai piedi su 30cm di neve morbida cominciamo ad arrampicarci nel bosco cercando di individuare le linee meno ripide e i passaggi meno infrascati. Arriviamo circa a quota 1150 in neve sempre più profonda e farinosa. Il crinale del colle di Castiglione è vicinissimo, una ventina di metri sopra di noi ma con gli sci non riusciamo più a fare inversioni per la neve troppo profonda e il pendio troppo ripido. Proseguiamo sci in spalla ma anche così andare avanti non è uno scherzo: far presa con gli scarponi e salire anche di pochi cm è già di per sé una bella impresa. Si annaspa e si tribola affondati nella neve per ritrovarsi quasi al punto di partenza. Nonostante ci passi ripetutamente per la testa l'idea di mollare, non ci diciamo nulla e testardi proseguiamo a capo chino cercando di guadagnare il crinale dove si spera di procedere con un po' più celerità. Altrimenti verrebbe compromessa la possibilità di completare la salita in tempo utile per la discesa: per fare neanche 300mt di dislivello dall'auto ci abbiamo impiegato più di 2 ore e davanti a noi abbiamo ancora 600mt di salita in neve fresca profonda, ripida e con probabili passaggi delicati. Finalmente, con molta testardaggine, risuciamo a mettere piede sul crinale a monte del colle di Castiglione. Anche sul crinale si sfonda parecchio, ma alternandoci nella traccia si riesce a salire con regolarità. Andiamo avanti senza illusioni ma senza perderci di coraggio. 
 
Continuando a salire sul costone ci affacciamo sul canale di discesa per studiare i migliori punti di entrata nella fase di salita e di uscita in fase di discesa. Per la salita decidiamo di proseguire sul costone dove la neve è sicuramente meno profonda e più stabile essendo stata un po' spazzolata dal vento, mentre dentro il canale è più accumulata. Inoltre dentro il canale si è più a rischio di essere travolti in caso di distacchi dall'alto: in salita con tanta neve fresca ci si muove molto lentamente quasi annaspando, mentre in discesa una fuga laterale rapida per uscire dalla traiettoria della valanga (a meno che questa non sia enorme) è sempre possibile, Sul costone si deve però procedere con molta cautela perché spesso le picche rimbalzano su dei liscioni rocciosi e anche i ramponi hanno poca presa. Questi liscioni sono placconate piuttosto estese ed inclinate poste alla base degli appicchi rocciosi della parete nord e costituiscono una delle criticità della salita anche in veste non invernale pe la loro scivolosità (essendo sempre in ombra). Con la copertura nevosa perciò bisogna indovinare, sotto 30-40cm di neve fatinosa, il fondo erboso o beccare con la picca delle fratture tra le rocce, ma non sempre è facile azzeccarci. Poco più in alto il costone e le placconate si vanno a  saldare con gli appicchi rocciosi della parete nord e quindi ci troviamo costretti  ad entrare nel canale con un traverso verso sx,, Anche qui antenne dritte e passi di piombo perché si deve traversare in forte esposizione e su terreno via via più ripido (fin oltre i 60°). Ma dopo i primi passi si avverte un manto  stabile (nessun piano di scivolamento sottostante) e fondo dove per fortuna i ramponi fanno ottima presa.  
 
Arrivati al centro del canalone si comincia a salire per la massima pendenza su una neve feltrosa dove lo scarpone non affonda troppo. Poco più in alto un passaggio ripido su erba ghiacciata richiede colpi di picca decisi e progressione senza incertezze. Superato un altro breve e stretto colatoio ghiacciato, ci troviamo alla base del canale-impluvio che dai ripiani sommitali scende verso nord con pendenze assolutamente modeste: la parte difficile della salita è finita e manca poco alla vetta. Proseguendo nell'impluvio e poi puntando direttamente verso la vetta, in breve arriviamo alla croce sommitale (1770mt) con grande soddisfazione nonostante la faticaccia improba. Per raggiungerla ci abbiamo messo 5 ore e mezzo, un tempo enorme per 900mt di dislivello. Se avessimo trovato neve dura ramponabile avremmo impiegato circa 3 ore ma la discesa con gli sci sarebbe stata una roulette russa perché a nord la trasformazione non può avvenire se non nei mesi caldi, nei quali però la copertura è proporzionalmente ridotta (dalle mie parti si direbbe: o botte piena o moglie briaàa). Lo stesso oronimo Sumbra richiama questa peculiarità: "Sumbra" deriva dal latino "sub umbra", la stessa radice di Sombra (spagnolo) e Sombre (francese e inglese) e con analoghi significati: tetro, scuro, ombroso, fosco, buio, tenebroso. Da Vagli la parete Nord appare tetra e perennemente in ombra, anche nei mesi più soleggiati.
 
In vetta incredibilmente calma di vento. Ne approfittiamo per foto e rifocillamento ma appena finito ci rimettiamo in moto perché comincia ad esser tardi e temiamo che la nebbia che alligna sopra di noi scenda anche nel canalone rovinandoci una discesa che già di per sé di complicazioni ne ha in abbondanza. L'attacco per la discesa è quanto di più piacevole ci si potrebbe attendere per una montagna così severa: un ampio dolce pendio e poi un largo ed ameno canalone con ottima neve farinosa-feltrosa. Il relax tuttavia dura poco e ben presto l'arcigna Signora ci presenta il primo conto da pagare per tanto ardire: la strettoia con la colata di ghiaccio. Per non togliere gli sci e rimettere i ramponi si decide di saltare: sono 2 metri circa ma la neve profonda dovrebbe facilitare l'atterraggio e stoppare un eventuale ruzzolone. Jeanclaude si porta sul bordo del colatoio. Si ferma in piedi su un ciuffo d'erba e poi giù con atterraggio morbido. Tocca a me: stesso  salto ma fine meno gloriosa con atterraggio rocambolesco ma senza conseguenze. Proseguiamo la discesa su pendenze intorno ai 45°-50° con tratti anche più ripidi in alcuni passaggi delicati o traversi per evitare risalti rocciosi e zone di erba ghiacciata. Discesa sempre controllata perchè sotto di noi il canale scende ripido senza tregua per finire in una forra. La neve è stabile ma un po' feltrosa per cui conviene curvare decisi.
 
All'altezza del traverso di salita davanti a noi si apre un salto di erbe ghiacciate e roccette scoperte. Il traverso di salita è improponibile perché in contropendenza, per cui si decide di traversare sulla dx orografica per aggirare il salto e rientrare nel canale più in basso. Traversiamo con delicatezza su tereno esposto e ripido (55*) fino alla verticale di un alberello isolato verso il quale scendiamo con curve ben meditate perché dove tremina il pendio comincia il precipizio basale. Sotto l'alberello altro traverso delicato per rientrare nel canalone principale dove si scia in scioltezza grazie alle pendenze più dolci. Dopo un centinaio di metri si esce dal canale sulla sx orografica per ritornare sul costone di salita e da qui ributtarsi verso il bosco grosso modo sulle tracce di salita. Le difficoltà però non son finite: anche nel bosco discesa delicatissima e supercontrollata a causa delle pendenze quasi estreme e della presenza di bei salti rocciosi conditi da vegetazione di medio fusto. Seguendo le impronte di salita riusciamo però ad individuare linee adatte agli sci consentendoci anche qualche piacevole curva. Con calma e attenzione riusciamo a ripercorrere tutta la linea di salita sempre sci ai piedi.
 
Ritornati sulla strada di cava le difficoltà sono veramente finite. Esausti ed entusiasti ci fermiamo per un abbraccio e un brindisi a base di thé caldo. L'impresa è stata portata a termine al 100% e alla grande: la salita è stata "lacrime e sangue" ma la vetta l'abbiamo raggiunta e dalla vetta discesa integrale sci ai piedi per il canalone Nord e per il ripidissimo bosco sotto il colle di Castiglione. Per  la durezza della salita in neve fresca, per le difficoltà di individuare il percorso meno rognoso nel bosco, per le difficoltà alpinistiche della salita, per il superamento dei punti critici della discesa (strettoie, salti e traversi esposti, pendenze costanti tra 40 e 50° con punte oltre), per il rischio valanghivo che in un canalone di questa ampiezza non è mai da sottovalutare infine per l'individuazione del momento giusto in cui provarci: questa è da considerare più che una gita un'impresa complessa e ostica. Per nostra esperienza una delle più difficili tra quelle da noi effettuate. Il successo è stato pieno e totale e la soddisfazione è alle stelle, non solo per il fatto di aver coronato con successo un progetto ambizioso covato a lungo, ma anche per aver ripercorso sci ai piedi una linea attribuibile quasi sicuramente al nostro Vincenzo Sarperi il quale oltre ad esserne uno dei primi salitori è stato un grande dell'alpinismo invernale apuano (sua e di A. Nerli la prima guida dI alpinismo invernale in Apuane pubblicata nel 1953) ed anche un pioniere dell'esplorazione scialpinistica apuo-appenninica.
 
PS - Un tributo ai primi salitori per l'audacia di andare ad affrontare una parete così severa con gli attrezzi e l'abbigliamento del dopoguerra, con i mezzi di trasporto di allora per raggiungere i paesi, con le conoscenze approssimative e sporadiche della morfologia e delle condizioni della montagna (le vette si osservavano come si poteva da lontano, spesso dalle città, cercando di carpirne le condiziioni e i segreti), senza conoscere l'evoluzione del manto nevoso, senza webcam e meteo che ti dice quando, quanto e dove nevica, da che quota e con quali venti. Quindi tanto, tantissimo di cappello a Vincenzo Sarperi e agli altri pionieri dell'esplorazione alpinistica apuana.
 
Infine un ringraziamento e le nostre scuse ad un timido cinghialotto che, spaventato dal nostro passaggio, è schizzato fuori dal suo giaciglio notturno e senza saperlo ci ha segnato il percorso per risalire (e poi scendere sci ai piedi) quel bosco quasi verticale apparentemente insuperabile. Questo conferma una nostra convinzione: per muoversi su terreni selvaggi e aspri (e tra questi le Apuane sono al top) bisogna essere molto cinghiali e spesso conviene farsi guidare da loro che qui ci vivono e ci faticano come e molto più  di noi. Evviva i cinghiali !
 
 
Profilo percorso: 
No Altitude
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
0.00Km
Distanza percorsa in salita: 
0.00Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
0.00Km
Dislivello in salita: 
0m
Dislivello in discesa: 
0m
Quota di partenza: 
0m
Quota di arrivo: 
0m
Quota minima raggiunta: 
0m
Quota massima raggiunta: 
0m