Pania della Croce: via Amoretti-Di Vestea, via Pisa e via .... con gli svalanghi

Data effettuazione gita: 
08/04/2018
Località di partenza: 
Piglionico, cappella ANA
Difficoltà: 
Sci ripido

Per domenica con Jeanclaude Pucci abbiamo in programma un'uscita e anche questa volta ci troviamo di fronte al solito dilemma: Apuane o Appennino ? L'Appennino vince alla grande per l'innevamento, ma per lo stesso motivo le Apuane stravincono sull'Appennino per il minor rischio valanghe. Negli ultimi giorni sugli appennini, a causa delle temperature elevate e della gran quantità di neve, sono state osservate e segnalate, soprattuto sui pendii orientali, grandi crepe e numerose valanghe di fondo già collassate o in procinto di collassare. Dopo un'altalena di proposte e controproposte, sabato sera arriviamo ad una decisione all'insegna del grido di battaglia della nostra ultima impresa al Pisanino: APUANE FIRST !

Dopo l'inchino a sua maestà il Re delle Apuane nel giorno di Pasquetta, questa volta si andrà a rendere omaggio a sua altezza la Regina delle Apuane. Domenica mattina all'alba con Jeanclaude ci troviamo a Ponte a Moriano. Programma: Pania della Croce percorrendo in salita l'Amoretti-Di Vestea e se è il caso ripercorendola anche in discesa. L'Amoretti- DI Vestea (NB: "L'Amoretti" non "La Moretti" che è tuttalpiù una avvenente consigliera regionale veneta) è una classicissima salita invernale classificata come AD sulla recente guida apuanistica invernale Ghiaccio Salato. La via risale per un dislivello di circa 180mt un canale orientato a Nord uscendo in cresta presso il Col della Letttera, caratteristica insellatura lungo la via normale che dal Vallone dell'inferno porta al crinale della Pania della Croce. La via fu aperta da G.V. Amoretti e D. DI Vestea nel marzo del 1931. Rappresenta forse tuttora la salita invernale apuana per eccellenza, ma da qualche anno è diventata anche una discesa ambita per gli appassionati di sci ripido. Per le difficoltà oggettive (pendenza, morfologia ed esposizione) e per la difficoltà di trovarla in condizione (scarsità di innevamento o quando c'è neve è solitamente troppo ghiacciata per gli sci) conta poche ripetizioni. Per questi motivi e poiché, al termine di una annata molto nevosa, c'è qualche probabilità di trovarla in buone condizioni, con Jeanclaude abbiamo pensato che meritava farci un giretto, magari anche solo per conoscerla da vicino, visto che nessuno di noi l'ha mai avvicinata nemmeno con le picche.

Lasciata l'auto presso la cappella ANA al Piglionico (1127mt)  alle 7.30 ci incamminiamo sci in spalla lungo lo stradello che porta alla Baita Pania. Alla prima casetta mettiamo gli sci ma per la neve discontinua dobbiamo toglierli poco dopo. Dal canale della Luna invece neve continua, abbondante e nel bosco morbida. Invece di seguire il sentiero, diventato una specie di trincea per i numerosi passaggi, continuiamo a salire lungo il canale della Luna. In alto, nelle radure, qualche placca di neve dura graffiante. Giunti alla grotta del pastore ci lasciamo tentare dall'esile e ripida cengetta che porta ai ripiani superiori dove passa il sentiero 7.

Fuori dal bosco sotto il rifugio Rossi altre zone di neve dura, ma dove picchia il sole, già comincia la trasformazione. Risalendo verso il Rossi affianchiamo un gruppetto di alpinisti diretti alla Amoretti armati di corde, fittoni e tutta l'attrezzatura per salite alpinistiche. Il traverso è ancora in ombra e la neve piuttosto dura, a causa anche di un venticello fresco che non ci aspettavamo. Se non ci fosse già la traccia e le impronte ben calcate, sarebbero necessari i ramponi perché il pendio è ripido e ghiacciato, Nonostante ciò, con le sole pelli riusciamo a raggiungere la Focetta del Puntone. Qui togliamo le pelli e scendiamo verso la Borra di Canala, ma quasi subito prendiamo a traversare verso sx cercando di tenerci il più alti possibili. Si attraversano pendii ripidi su neve morbida a grana grossa. Evidentemente qui la crosta dura non si è formata a causa della scarsa azione dei raggi solari. 

Alla base del canale della Amoretti troviamo il gruppetto dei 4 alpinisti indecisi sul da farsi. Si sono fermati perché sembra che non ci siano le condizioni per procedere in cordata: gli ancoraggi fissi sono coperti dalla neve, e a causa della neve mollacciona, fittoni e picche non possono garantire la tenuta per una progressione sicura. Mentre sono fermi a discutere sul da farsi, io e Jeanclaude cominciamo a risalire il canale su delle orme già presenti. Per i nostri gusti  e per i nostri mezzi di prohgressione la tenuta della neve sembra più che buona: gli appoggi per i piedi sono stabili, mentre ramponi e picche mordono lo strato duro sottostante.

Le pendenze all'inizio sono moderate (40 e 45°) e per un lungo tratto si procede con le picche in appoggio. Per salire più rapidamente sfruttiamo lo scivolo di un lunghissimo rigolo che solca tutta la parte bassa del canale. Questo rigolo potrebbe dare fastidio per l'eventuale discesa con gli sci, ma il canale è largo e si può passare a dx o sx  dove si trova neve buona e morbida in superficie. Fino a metà salta le condizioni sembrano idonee anche per gli sci, anche se non ottimali. Ma poi la neve comincia a farsi più dura e lucida. Inizialmente è crosta da rigelo abbastanza friabile, ma avvicinandosi al passaggio chiave (il traverso) la neve diventa più lucida e la crosta si fa più dura, come il fondo. Il passaggio chiave è un breve traverso verso sx (salendo) sotto uno scuro roccione aggettante. Il traverso è ben coperto ma ripido (55°) e con neve dura. Lì bisogna procedere con passo fermo (entra solo la punta delo scarpone con i denti dei ramponi) afferrando saldamente le picche per il manico. 

Superato il traverso ancora pochi passi e si entra nell'imbuto sommitale dove le pendenze si attenuano e anche la neve ritorna ad essere più malleabile e sciabile. In queste condizioni tuttavia la discesa con gli sci lungo il traverso diviene quantomeno problematica. Jeanclaude pensa di affrontarla sci ai piedi con una picca e un bastoncino, mentre per me, in queste condizioni, è sicuramente troppo indigesta. Se fosse una giornata calda si potrebbe sperare in un allentamento pomeridiano, ma il traverso è in ombra perenne e per di più tenuto freddo dal venticello fresco che avevamo sentito salendo dal Rossi. Il cielo è velato e la temperatura per ora non sembra volersi alzare. Per un breve break preferiamo ridiscendere qualche metro sotto cresta per toglierci dal vento. Per il momento non decidiamo nulla per la discesa. Lasciamo la porta aperta e proseguiamo verso la vetta con l'idea di andare a vedere le condizioni del canale dei Carrubi.

Giunti in cresta ci godiamo lo splendido panorama sul mare, la costa, le Apuane, le valli della Garfagnana e dell'alta Versilia. Percorsi un centinaio di metri verso la croce, ci fermiamo ad osservare dall'alto il paginone verso  Mosceta e sotto di noi la via Pisa che sembra (fin dove arriva lo sguardo) ben coperta e già in fase di trasformazione. Continuando verso la croce di vetta, subito dopo la via Pisa, sotto i nostri piedi si apre la voragine del canale dei Carrubi:  la parte alta è tutta sassi ed erba e la neve comincia una cinquantina di metri più in basso. Se non rinevica, non è più tempo di Carrubi. Arrivati alla croce (1859mt) andiamo a studiare  l'altro attacco dei Carrubi, in pieno sud. Lì la situazione neve è anche peggiore: la gobba sotto la croce è tutta erba e sassi. Vuol dire che faremo di necessità virtù: si va ad assaggiare la via Pisa che nessuno di noi ha mai fatto, né con gli sci né con i ramponi.

Tornati sui nostri passi cominciamo a prepararci proprio alla sommità della via Pisa (1855mt). Jeanclaude scende per primo sotto gli occhi di due escursionisti increduli. Attacco tranquillo sui 30-35° con neve trasformata. Pochi metri più sotto la pendenza aumenta: 40-45° . Anche la neve diventa più dura avendo preso poco sole e solo di sbieco. Con solo un paio di cm di allentamento superficiale le curve devono essere precise e decise. Jeanclaude, come da sua abitudine, sceglie di scendere per la massima pendenza in linea retta, con tratti che sfiorano i 50° e dove le curve diventano necessariamente saltate. Intanto mi sono avviato anch'io. Jeancluade, dopo l'impennarsi delle pendenze, scompare dalla mia vista. Avendo meno dimestichezza coi salti mi tengo più sulla sx su pendenze lievemente minori: 40-45°. Attraverso qualche tratto di sassi affioranti, ma poi, su neve più cotta e pendenze minori, posso scendere anch'io sci ai piedi fino a ricongiungermi con Jeanclaude fermatosi dove le pendenze si attenuano (1650mt circa).

La via Pisa si è rivelata essere una bella e intensa discesa, stranamente poco frequentata dagli scialpinisti. Si svolge su pendii molto aperti, sempre in notevole esposizione, è potenzialmente prolungabile in basso per varie centinaia di metri e per tutta la sua parte alta offre un bellissimo affaccio sul mare e la costa della Versilia.

Con ramponi e picche ritorniamo in cresta su neve piacevolmente ammollata in superficie. Dopo un breve spuntino ci accingiamo a scendere nel Vallone dell'Infermo. Alla Amoretti abbiamo deciso di rinunciare: o meglio io ho rinunciato e Jeanclaude si allinea alla mia decisione: un po' per le condizioni al limite, un po' per tornarci quando le condizioni saranno più favoevoli ma anche per lasciare qualche bella impresa da corteggiare nella prossima stagione e qualche sogno da sognare ad occhi aperti durante i lunghi mesi di quarantena lavorativa.

Dalla sommità della via Pisa scendiamo direttamente nel Vallone dell'Inferno. Bel pendio intonso e carico, non troppo ripido (40° con punte fino a 45°) ma da non sottovalutare a causa di rocce affioranti alla base. Meglio non farsi prendere dall'euforia e stare attenti alle scariche. Infatti il pendo è talmente ammollato che basta un movimento innocuo di Jeanclaude per staccare dal crinale una piccola placca di neve cotta che in breve diventa un fiume superficiale largo alcuni metri che scende dapprima lento e silenzioso, poi sempre più largo e impetuoso, fino al fondo dove il vallone spiana. Fortunatamente il vallone dell'inferno è quasi deserto e la scarica si accumula in fondo, 150 mt più in basso, senza investire nessuno. Si tratta di neve superficiale ma a bocce ferme è diventata una mini-valanga con un accumulo di circa un metro di spessore.

Visto che la linea della scarica è già bonificata decidiamo di scendere proprio sfruttando quello scivolo dove si può curvare bene su fondo compatto. La scelta si rivela ottima e la sciata divertente e senza patemi. Però scendendo smuoviamo altra roba ai lati e inneschiamo altre scariche superficiali, bonificando tutto il pendio fino alla sua base per una larghezza di alcune decine di metri. Non avendo nessuno sotto di noi possiamo dare sfogo a tutte le voglie e sciare tranquilli sapendo che dopo la scarica (che va sempre in giù più veloce di noi) ci troveremo a sciare su un pendio più sicuro e più divertente. Viste le pendenze e la neve non dura, ne approfitto per fare un po' di esercizi di salto e di curve in alleggerimento, sotto la guida e l'occhio competente di Jeanclaude. Alla fine della ripida discesa, complimenti dal maestro per i salti e per la capacità di destreggiarsi su un fondo non facile come gli scivoli delle mini-valanghe. Dovrei esercitarmi anche sul ripido ghiacciato ma lì non è più possibille e comunque anche questi sono passi avanti utili in vista della prossima stagione di scorribande invernali.

Anche sui pendii sotto il Col della Lettera stesso fenomeno: basta una sola curva per staccare grosse scariche che vanno giù veloci a riempire ancora di più la Buca della neve. Una volta suoerata la Buca della neve niente più "bonifiche superficali" ma lasciamo correre gli sci per arrivare alla focetta del Puntone in velocità e guadagnare quota nella risalita al poggio dove comincia il traverso per il Rossi. Qui ci voltiamo ad osservare gli effetti "disastrosi" del nostro passaggio: il pendio di discesa dalla Pania sembra esser stato percoso da una grossa valanga. Soddisfatti del bel lavoro, remunerati non in denaro ma in piacevoli curve, ci avviamo verso il rifugio Rossi.

Passiamo sopra il rifugio e continuiamo a traversare sotto il Naso per andare ad imboccare il canale della Luna, che stamani avevamo visto in buone condizioni. Imbocchiamo il canale presso una ripida strettoia presidiata da un grosso faggio rinsecchito. Aggirato il faggio sci ai piedi, ricominciamo a goderci la discesa su neve molacciona ma stabile e sciabile. Continuiamo a scendere con piacevoli curve nel canale della Luna fino al rudere dove incrociamo il sentiero 7. Poco dopo togliamo gli sci per non massacrarli inutilmente.

Oggi non abbiamo portato a casa la discesa dell'Amoretti ma almeno l'abbiamo conosciuta da vicino. Poi abbiano avuto la piacevole sorpresa della via Pisa che non avevamo considerato un possibile obiettivo delle nostre scorribande apuane. Invece abbiamo scoperto che la via Pisa è una bellissima linea, o meglio una molteplicità di linee di varia difficoltà, meno difficili dell'Amoretti ma da affrontare sempre con attenzione e consapevolezza dei rischi (il versante ovest della Pania è tristemente famoso per l'elevata frequenza di gravi incidenti in condizioni invernali). Ma al di là di questi aspetti, la via Pisa è "per tutti i sensi una via di grande respiro", dove "i sensi" sono quelli che si accendono affacciandosi sul versante marittimo della Pania e il "grande respiro" è quello che si tira a pieni polmoni percorrendo l'aerea cresta nord, a cavallo tra la Garfagnana e il mare, con la costa tirrenica, le isole dell'arcipelago toscano e la Corsica sullo sfondo, a far da mute spettatrici a noi, minuscoli attori saltellanti su quel palcoscenico naturale, grandioso e irripetibile, che è la Pania della Croce.

PS: il bellissimo testo originale della relazione della prima salita di Amoretti e Di Vestea del 1931 :

http://montagnemontanari.blogspot.it/2013/03/

 
Profilo percorso: 
No Altitude
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
0.00Km
Distanza percorsa in salita: 
0.00Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
0.00Km
Dislivello in salita: 
0m
Dislivello in discesa: 
0m
Quota di partenza: 
0m
Quota di arrivo: 
0m
Quota minima raggiunta: 
0m
Quota massima raggiunta: 
0m