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Pania Secca: diretta NordOvest e integrale Nord NordEst

Data effettuazione gita: 
20/03/2018
Località di partenza: 
Strada Piglionico (m 1020)
Difficoltà: 
Sci ripido

Per martedì le previsioni non erano eccellenti, ma per i giorni successivi erano anche peggio: si prevedevano venti forti e abbassamento drastico delle temperature (una seconda ondata di Burian). Meglio approfittarne prima che l'aria polare renda la neve fresca umida un crostone micidiale non sciabile. Quindi nonostante il meteo incerto decidiamo di fare un'uscita martedì e per il luogo la scelta cade sulle Apuane, perché favorite dalle previsioni. 

Verso le 6.30 con Jeanclaude ci troviamo a Ponte a Moriano, La nostra mèta è Piglionico, con in mente un progetto ambizioso intorno alla Pania Secca (1710mt). La Pania Secca è una slanciata piramiide di roccia con una particolarità: ha una vetta bifida. La cima principale (1711mt) è quella più occidentale dove giunge da SudOvest la via normale che rappresenta anche la normale scialpinistica. La cima gemella (orientale) di pochi metri più bassa (1702) è separata dalla vetta principale da un profondo "intaglio" a cui, sul versante Sud, fa capo il lunghissimo Canal Trimpello e sul versante settentrionale un notevole couloir invernale detto canale NordOvest (it. n. 11 della recente guida "apuanistica" Ghiaccio Salato). La cima orientale (detta anche "Antecima Est della Secca") per le difficoltà di accesso è frequentata in inverno solo da alpinisti muniti di picche, ramponi, corde e attrezzatura. Dalla cima principale si può partire sci ai piedi per ridiscendere facilmente la via normale o altre linee più impegnative sul versante Nord Ovest. Dalla cima orientale invece non risultano (salvo smentite) discese con gli sci.  La cima orientale si presenta infatti ripida da ogni lato, circondata da erte balze rocciose e con passaggi obbligati in forte esposizione. Forse per tutti questi motivi non è stata mai discesa sci ai piedi dalla sua sommità. Però alla base della sua pala sommitale giunge, dalla conca NE dove si trova la capanna Pina Boschi, un bel canale orientato NE che rappresenta l'unica linea scialpinistica nota e ripetuta (non molto) sulle pendici di questa montagna. 

Con Jeanclaude il 13 gennaio avevamo fatto un tentativo alla cima orientale con salita e discesa dal canale NE, ma per mancanza di neve la discesa dalla vetta lungo lo scivolo Nord era rimasta un sogno nel cassetto. Col nostro "ambizioso" progetto odierno abbiamo pensato di rispolverare questo "sogno mancato" incastonandolo però in un giro più articolato e impegnativo. Il motivo di questa diversa pianificazione è che se avessimo puntato subito alla cima orientale della Secca salendo il canale di NE, ci saremmo trovati (ammesso che il sogno si fosse concretizzato) a metà giornata sulla strada di Piglionico a inventarci qualcos'altro da fare ma senza grosse vie di scampo dati i tempi ristretti. Allora abbiamo pensato di lasciare la discesa dalla cima orientale per ultima e invece per prima cosa puntare alla cima principale salendo per la via più diretta, ovvero per il suo versante NordOvest. Poi dalla cima principale ridiscendere il versante NO e portarsi alla base del terzo canale dei Denti, risalire questo canale fino alla cresta dei Denti, attingere la sella meridionale dei Denti e poi attaccare la pala sommitale della vetta orientale. Raggiunta finalmente la cima orientale scendere con gli sci lo scivolo Nord e poi il canale di NE (già percorso a Gennaio) per ritornare sulla strada di Piglionico e di qui all'auto.

Il giro sulla carta è lungo ed arduo anche per alpinisti ma tempisticamente e tecnicamente non è impossibile. Rispetto agli alpinisti non abbiamo l'attrezzatura e le corde ma abbiamo gli sci e questo crea alcuni vantaggi ma anche grattacapi: per salire con le sole picche, ramponi e sci in spalla si deve rimanere su difficoltà tecniche limitate ma con gli sci generalmente si è avvantaggiati in discesa, sia in termini di tempo che di fatica. Però nell'affrontare linee ripide sci ai piedi in discesa (tra queste c'è lo scivolo nord della Secca mai percorso prima) si deve tener maggior conto dei rischi valanghivi e prestare più attenzione a eventuali tratti ghiacciati. Infine in caso di nebbia la discesa con gli sci può essere più problematica. Mentre ci avviciniamo in auto le incognite che ci frullano per la testa sono tante oltre a quelle solite sullo stato della neve. Però giunti al bivio per l'Alpe di Sant'Antonio tutti questi pensieri evaporano alla vista della NE della Secca in splendide condizioni:: lo scivolo Nord della pala sommitale sembra in condizioni perfette, mentre il conoide basale del canale NE appare tormentato da scariche valanghive, ma quella è la parte che sciisticamente meno ci preoccupa e che abbia già scaricato è anche un buon segno.

Col fuoristrada di Jeanclaude siamo costretti a fermarci dopo il grottone delle Rocchette (quota 1000mt) a circa un km e mezzo dalla cappella dei partigiani. Sulla strada non battuta ci sono circa 25cm di neve ma non si riesce a passare nemmeno col fuoristrada, meglio così: almeno oggi la neve non sarà a macchia di leppardo come è accaduto tante altre volte negli ultimi anni. 

Alle 8 calziamo gli sci e ci avviamo verso Piglionico su neve debolmente crostosa, che però ben presto diventa farina feltrosa. Prima della cappella dei partigiani prendiamo lo stradello che sale alla Baita Pania. Lo seguiamo fino dove spiana presso una casetta, poi per boschetti e radure guadagniamo quota puntando alla base della cortina rocciosa dei denti della Secca. Quando il bosco si fa più rado traversiamo verso dx puntando all'anfiteatro NO della cima principale. Man mano che si sale la vista si apre sui conoidi basali della cresta dei Denti e del versante NO. Tutto l'anfiteatro NO della Secca appare sconvolto da grandii valamghe: i pendii sotto la cresta dei Denti e del versante NO hanno scaricato quasi tutto lo straterello superficiale recente, uno spessore di 20/25 cm ma sufficiente per creare accumuli valanghivi consistenti per centinaia di metri dii fronte. La cosa per un verso ci dispiace perché il manto di neve fresca in basso è tutto devastato, ma d'altra parte ci fa tirare un sospiro di sollievo perché ci accingiamo a salire (e poi scendere)  proprio quei ripidissimi pendii che fino a pochi giorni prima erano carichi di neve fresca in procinto di staccarsi. Anche se al momento il rischio valanghivo appare ridimensionato, bisogna comunque tenere gli occhi ben aperti perché non tutti i pendii hanno scaricato e la giornata è ancora lunga. Ci conforta anche il fatto che da ieri le temperature hanno cominciato a scendere di qualche grado e quindi la neve fresca residua si è consolidata, dando luogo ad una specie di farina feltrosa coesa col fondo. Ne abbiamo avuto a più riprese la conferma risalendo pendii ripidi: nonostante tutti i nostri sforzi anche in neve profonda non si muoveva niente.

Avvicinandosi al versante NO della Secca ci si offrono varie possibilità di salita perché la copertura è "ottima ed abbondante". Per la discesa sci ai piedi vorremmo fare la diretta NO (via invernale aperta da V. Sarperi, U. Ardito e D. Martini nel marzo 1953 -  it. n. 14 della guida Ghiaccio Salato) ma per salire optiamo per la via della Rampa, una via impegnativa (valutata D- sulla guida Ghiaccio Salato, it. n. 13) che di solito si affronta con corde e attrezzatura da ghiaccio ma che oggi appare così in buone condizioni (di solito rimane scoperto un salto roccioso di II grado) da invogliarci a tentare una salita "in libera". Alla sommità del suo conoide mettiamo gli sci in spalla e proseguiamo con 2 picche e ramponi. Un primo risalto ripido lo superiamo agevolemente. Il secondo risalto è ben coperto ma da vicino si rivela essere un muro verticale di alcuni metri con poca crosta poco ghiacciata su rocce ed erba. Meglio non rischiare. Con breve traversata esposta a dx (faccia a monte) ci portiamo verso un arbusto che dal basso ci sembrava immettere in uno scivolo ripido ma molto bianco. Infatti è così: su neve stabile e sicura saliamo lo scivolo su pendenze al limite per una salta in libera (75°) e in breve siamo fuori sui pendii superiori, che con pendenze più dolci (45°) e neve stabile seguiamo fino alla cima principale. 

In vetta poco vento e temperature ideali ma purtroppo ci attende la nebbia. Velocemente ci prepariamo e nel bagliore lattiginoso della nebbia cominciamo a scendere tenendoci alla sx (orografica) della linea di salita. A tentoni cerchiamo la linea della diretta NO. La neve è ottima: farina umida feltrosa estremamente stabile anche sul ripido più accentuato (45-50°). Fatte alcune curve, sotto di noi si intravede un grosso albero isolato e semi-sommerso nella neve: Alleluia !! segno che siamo sulla linea giusta. Continuiamo a scendere con piacevoli curve verso l'albero, appena lo superiamo la nebbia si dirada. Si intravede il costone che fa da riferimento per la parte bassa della discesa. Si scende lungo il costone su pendenze sempre notevoli (45-50°) poi si entra nel canalone alla sua dx per continuare verso il fondo intasato da slavine. Fortunatamente i blocchi sono piccoli e non induriti per cui la discesa, benché non divertente, è meno faticosa di quello che poteva sembrare. Sempre su conoidi valanghivi continuiamo a traversare verso dx per fermarci presso il conoide basale del canale che andremo a risalire per raggiungere la sella meridionale dei Denti.

Il canale che intendiamo risalire è il terzo della cresta dei Denti (it. n. 8 sulla guida Ghiaccio Salato) è valutato PD con passaggi di II grado, ma oggi sembra, come tutti gli altri della zona, in ottime condizioni e anche il salto roccioso che di solito lo contraddistingue, sembra del tutto spianato. Anche questo canale ha abbondantemente scaricato e quindi si può risalire con tranquillità pur essendo un canale stretto dove un eventuale scarica dall'alto potrebbe aver conseguenze serie. Con picche e ramponi saliamo molto velocemente grazie all' ottima presa sul fondo compattato dalle valanghe recenti. In alto, poco sotto la cresta, lasciamo il canale per risalire alla nostra dx un pendio secondario ripido con neve profonda. Annaspando e imprecando come gatti silvestri ci portiamo sul piccolo spuntone che sovrasta la sella meridionale dei Denti, alla quale dobbiamo scendere per proseguire la salita verso la cima orientale (it. n. 2 guida Ghiaccio Salato).  La discesa è breve ma delicata ed esposta. Con qualche assaggio di piede riusciamo a trovare gli appoggi giusti e con pochi passaggi la sella meridionale è raggiunta. 

Da qui lo scivolo Nord della pala sommitale si vedrebbe nella sua interezza, se non fosse che oggi in alto la nebbia la fa da padrona. Però si vede abbastanza per rendersi subito conto che la discesa dalla vetta orientale è a portata di mano, anzi di sci: copertura ottima, neve farinosa feltrosa simile a quella incontrata fin qui, gli ostacoli naturali della parte alta (risalti rocciosi-erbosi) spariti sotto la coltre bianca. Non rimane che andare a vedere da vicino, però prima facciamo una sosta di rifocillamento, sperando che nel frattempo anche la nebbia si faccia da parte per farci godere una magnifica ed epica prima discesa. 

La nebbia sembra non voler lasciare il campo  e allora ci facciamo avanti noi. Con calma e concentrazione tracciamo a turno in neve profonda. La pendenza è costantemente tra 45 e 55° e nonostante la gran quantità di neve tutto si mantiene a posto. Arrivati alla sommità dello scivolo nord anche il crinale che conduce alla vetta appare in buone condizioni, ma la cresta finale è affilata e a sali-scendi. Decidiamo di calzare gli sci dove comincia la discesa vera e propria, anche perché la vetta è ancora avvolta nella nebbia. Per fortuna la nebbia non è così fitta da impedire di vedere lo scivolo sotto di noi e a guidarci saranno le nostre impronte di salita. Senza queste la discesa con la nebbia sarebbe un bel guaio, una specie di roulette russa:  lo scivolo nord al suo culmine è largo pochi metri e a dx e sx si aprono precipizi di centinaia di metri. Un fuori via non è consigliabile e un errore per disorientamento potrebbe essere fatale. Le curve di attacco dello scivolo Nord sono sulla massima pendenza ma la neve è così dolce e stabile che nella nebbia quasi non ci si rende conto dove siamo e di dove stiamo scendendo. Scendiamo piuttosto rilassati per un centinaio di metri, poi in basso, verso la sella dei denti, la neve diventa un po' più pesante e bisogna fare attenzione per non rimanere infossati. Giunti alla sella la parte più inquietante della discesa è alle spalle, ora rimane il canale NE che abbiamo già percorso e che presenta meno incognite.  Nella parte alta del canale NE di nuovo neve farinosa godibilissima. Nelle strettoie del canale NE gli svalangamenti  hanno creato colatoi più compatti ma non ghiacciati. La pendenza anche qui è mediamente sui 45° ma il fondo malleabile permette di scendere anche a me che sul duro ripido di solito sono in panne. 

Via via che si perde quota la neve si fa ancora più pesante e poco prima di uscire sul conoide basale diventa anche collosa. Da qui in poi la discesa sarà una tribolazione. A causa della stanchezza e del rilassamento post-impresa aumenta il rischio di incidenti per banali cadute a causa della neve-cemento. Visto che fin qui abbiamo superato bene e senza problemi tutte le incognite di questa specie di Odissea intorno alla Secca, non abbassiamo la guardia ed aspettiamo di essere all'auto per  cantar vittoria. Non è il caso di rischiare di farsi male qui dove proprio non merita. Prendendoci allora tutto il tempo e con tutta le cautele possibili scendiamo su grandi conoidi valanghivi o su neve profonda ad effetto ventosa. Nell'attraversare i grandi conoidi pensiamo a quanto siamo stati fortunati a trovare i pendii svalangati: valanghe di questa entità con neve così pesante non danno scampo, vanno solo evitate. Quando ti viene addosso una colata di cemento bianco di questo tipo non ti può salvare nemmeno l'airbag e per tirarti fuori ci vuole la ruspa. 

Siamo stanchi e non vediamo l'ora di arrivare all'auto. Finalmente, con un bel sospiro di sollievo, ci ritroviamo sulla strada di Piglionico e poi di qui all'auto lisci e veloci come siluri. All'auto ci guardiamo e ci tastiamo increduli: è proprio vero ! siamo interi ed il progetto è stato portato a termine al 100%. Il sogno della discesa integrale dalla cima orientale della Secca è realizzato, e  dopo tutto questo salire, scendere, piccozzare, annaspare, saltellare e ravanare siamo qui all'auto sfiniti ma senza neanche un graffio o una distorsione. Non ci crediamo neanche noi ! per fortuna che ci sono foto e traccia GPS. Senza tali prove finiremmo sicuramente bollati come gli "svalvolati sparaballe della Libidine Bianca" :-)

Traccia GPS (file): 
Mappa: 
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Profilo percorso: 
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
0.00Km
Distanza percorsa in salita: 
0.00Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
0.00Km
Dislivello in salita: 
0m
Dislivello in discesa: 
0m
Quota di partenza: 
0m
Quota di arrivo: 
0m
Quota minima raggiunta: 
0m
Quota massima raggiunta: 
0m