Vertigine Bianca: la Sarperi-Severini all'antecima Est della Tambura

Data effettuazione gita: 
08/03/2018
Località di partenza: 
Il Giovetto presso Campocatino
Difficoltà: 
Sci ripido

La proposta mi sembrò "indecente" e avventata. Quando Jeanclaude me ne parlò un paio di anni fa, durante un rendez-vous estivo in Versilia, pensai: "secondo me non ha ben chiaro che roba è". A quell'epoca mi parve un miraggio lontano e un salto in avanti inconcepibile. La proposta di Jeanclaude era di scendere con gli sci la Sarperi-Severini alla parete Est della Tambura. La via allora la conoscevo solo per sentito dire o per aver letto qualcosa, ma la parete Est della Tambura l'avevo osservata, con muto e sacrale rispetto, varie volte da Vagli di Sotto considerandolo terreno di caccia solo per alpinisti. 

La Sarperi-Severini è una bellissima via invernale che risale dal sentiero 147 (quello tra Campocatino e la Vandelli) tutta la parete est per un dislivello di circa 650mt. Si svolge interamente in parete culminando in vetta alla antecima Est della Tambura (1795mt). La parete domina Vagli di Sotto e il lago di Vagli e da lì si può osservare nella sua interezza. L'antecima Est della Tambura è la punta che da Vagli appare alla sommità della parete. La via fu aperta 55 ani fa (esattamente il 3 marzo 1963) da V. Sarperi e G. Severini in condizioni invernali. Credo che quella sia stata anche la prima salita assoluta per quel versante. Anche se la vocazione di quella via è prettamente invernale è possibile percorrerla anche a secco, ma credo che in tale veste sia indicata solo per apuanisti incalliti (forse perversi :-) e conti pochissime ripetizioni.

Da quando Jeanclaude me ne aveva parlato avevo però cominciato a ragionarci e a fotografare la parete Est tutte le volte che mi era possibile per studiarla nelle sue varie vicissitudini invernali. Alla fine mi convinsi che l'idea non fosse così avventata come mi era apparsa all'inizio e con Jeanclaude ci ripromettemmo di provarci appena ci fossero le condizioni, che per per le mie capacità dovevano essere molto "morbide" e stabili, combinazione difficilissima da trovare in Apuane.

Sicuramente è una parete valangosa, con pendenze non eccessive per i primi due terzi (40-50°) ma con pendenze sostenute quasi costanti per il terzo superiore: 50°-60° con possibili passaggi anche oltre, a seconda dell'innevamento e dello stato delle linee idonee per una successiva discesa con gli sci. Ma a far accapponar le meningi e strizzare le budella non sono tanto i passaggi rognosi che con la neve giusta possono essere anche superabili, ma il fatto che i passaggi difficili e ripidi si trovano nella parte alta (sopra e sotto l'ingresso dell'imbuto sommitale) dove l'esposizione è massima e dove una eventuale caduta può dar luogo ad uno scivolone con conseguenze imprevedibili. Il passaggio chiave della salita (e della discesa) è proprio  l'ingresso nell'imbuto sommitale, che spesso si presenta ridotto ad uno stretto couloir spelacchiato a causa delle scariche di neve che lo percorrono.  Passare di lì con gli sci è problematico oltre che per la strettezza e per le pendenze (60° minimo) anche per l'irregolarità del fondo. Insomma una vera sfida per la quale è probabilmente giusto parlare di sci estremo apuano più che di sci ripido. Io non sono un'estremo e non ambisco neanche a diventarlo ma amo andare ad esplorare nuovi percorsi e vivere la montagna in tutte le sue asperità e condizioni, per cui accolsi con entusiasmo l'invito di Jeanclaude quando ad ottobre scorso mi propose di andare a cimentarsi con la Sarperi-Severini a secco per capire da vicino se poteva aver senso l'idea della sua discesa con gli sci. 

L'impresa autunnale riusci con successo e grande soddisfazione per entrambi ma ci rendemmo conto che con gli sci sarebbe stata molto dura: risalti rocciosi, pendii ripidi erbosi, in alto pendenze continue oltre i 50°  e a secco anche brevi passaggi di roccia per entrare nell'imbuto terminale. Però dentro di noi covavamo la speranza che con un biuon innevamento molte criticità scomparissero e con le giuste condizioni di neve l'impresa invernale non fosse impossibile.

Per ieri giovedì 8 marzo le previsioni meteo erano buone, lo zero termico in quella zona sui 1400mt e quindi, essendo abbassato dai livelli più alti dei giorni precendenti, anche la stabilità del versante doveva essere migliorata: niente ghiaccio ma neanche poltiglia valangosa. Il programma: salire da Campocatino, seguire il 147 fin sotto il canalone centrale della parete, salire la parete est grosso modo per la via Sarperi-Severini (cercando le linee a minor rischio valanghivo e più adatte per l'eventuale discesa) e poi giunti in cresta presso l'antecima est valutare il da farsi. 

Verso le 7,30 siamo a Vagli di sotto. Con noi ci sono anche Andrea B. e  Federico L. che condividono la passione per lo sci ripido, per l'esplorazione e l'avventura soprattutto quando questa ha come teatro le apuane più aspre e selvagge. Arrivati a Vagli verso le 7.30 la parete Est ci appare in condizioni ottimali: buona copertura, non eccessivamente carica e con alcuni vecchi svalngamenti nel canalone. Unico dubbio l'ora già un po' tarda: la salita si svolgerà tutta in pieno sole, ma  per fortuna le temperature non sono elevate e le rocce soprastanti la linea di salita sono abbastanza pelate. Alle 8 lasciamo le auto al Giovetto, ovvero al bivio per Campocatino sulla strada Vagli-Gorfigliano. Già arrivare lì con l'auto è stato arduo per il ghiaccio vetrato che copriva tutta la strada: quando scendo per mettere le catene quasi non riesco a stare in piedi. La strada dal Giovetto per Campocatino è impercorribile anche col fuoristrada, per cui si parte sci ai piedi dal bivio del Giovetto (930mt). Sulla strada per Campocatino neve dura ma sui versanti al sole la crosta dura comincia già ad allentarsi. 

Da Campocatino (1000mt) seguiamo il 147 fin sotto il canalone che scende dalla parete est. Il canalone è riconoscibile sia grazie agli scarichi di valanghe piuttosto imponenti sia perché è il terzo che si incrocia dopo quello di San Viano (considerandolo il primo) caratterizzato da imponenti accumuli valanghivi anche più consistenti.

Alle 9,00 cominciamo a risalire sci ai piedi il conoide valanghivo del canalone della parete Est. La neve sembra stabile ma vogliamo portarci il prima possibile fuori dal canalone. Arriviamo a una conca caratterizzata da un salto roccioso di diversi metri. Aggiriamo il salto sulla dx orografica e ci portiamo alla base dello sperone centrale della parete che sale alla dx orografica del canalone principale e quasi parallelo ad esso. Alla base dello sperone mettiamo gli sci in spalla e proseguiamo con ramponi e picche. Salita inizialmente faticosissima perché su pendenze sostenute (45° minimo) ma con neve profonda e inconsistente. Si arranca per salire anche pochi cm e spesso ci si trova a sprofondare perdendo tutto il guadagno di quota. Con pazienza risuciamo a portarci sulla gobba dello sperone dove si  procede con un po' meno fatica. In generale non si notano né si avvertono segni di pericoli valanghivi. Intorno a noi nel fondo dei canaloni solo valanghe vecchie. La temperatura non è alta nonostante la giornata soleggiata. Siamo giù sui 1300 e quindi più o meno alla quota dello zero termico. Infine mantenendosi in salita sullo sperone un eventuale rischio valanghivo e lo scarico dalle rocce superiori viene quasi azzerato. 

Arrivati alla sommità dello sperone comincia la parte più impegnativa della salita. Per evitare i colatoi e gli scivoli a rischio di scariche ci teniamo ancora su costole e risalti secondari, dove però si deve procedere su pendenze tra 50 e 60°. Poi cominciamo a risalire la strettoia dell'imbuto sommitale. Qui procediamo su neve compattata dal passaggio di scariche, quindi con fondo rigato e piuttosto ripido (55°-60° costanti con punte oltre). Se fino a sotto l'imbuto la possibilità di scendere sci ai piedi era ancora aperta e concreta (sia per qualità della neve che per la sua stabilità) nella strettoia dell'imbuto le speranze cominciano ad assottigliarsi per la ripidità e le condizioni del fondo. Appena usciti dalla strettoia dell'imbuto ci troviamo nella nebbia con visibilità di pochi metri, così anche le ultime speranze di discesa con gli sci svaniscono nella nuvolaglia: già la discesa sarebbe ardua in condizioni di buona visibilità, con questo nebbione diventa una roulette russa. Decidiamo all'unanimità di desistere e di rimandare l'impresa a tempi migliori. 

In breve arriviamo sotto il castello sommitale. L'uscita diretta in vetta sarebbe possibile ma richiede corde e attrezzatura.  Noi optiamo senza neanche discuterne per l'uscita più facile: a dx percorrendo una specie di rampa obliqua che porta in cresta passando al piede del castello sommitale. In cresta nebbia e vento non fastiidiosi. Mentre ci rifocilliamo complimenti reciproci per la bella e impegnativa salita che tutti hanno portato a temine con tenacia e nervi saldi. Peccato per la mancata discesa ma la montagna è ancora lì per molti anni e oggi ci siamo resi conto che la cosa non è impossibile. Le condizioni buone ci saranno prima o poi. Non merita buttarsi rischiando di rendere impossibile un secondo tentativo più fortunato e proficuo.

Ma ora che fare? la soluzione più logica, vista la presenza di nebbia fitta anche in tutta la Carcaraia, è di scender verso le cave e poi lungo la strada di cava arrivare fino alla strada Gorfigliano-Vagli e da qui ritornare al Giovetto. Solo che la discesa della Carcaraia con visibilità 2-5 metri non è banale. Bisogna proecedere coi piedi (anzi l gli sci) di piombo e cercare di intuire la morfologia dei luoghi per arrivare alla cava senza perdersi per le infinite doline o finire dentro una delle numerose voragini che costellano la zona. 

A tentoni scendiamo alcune decine di metri mantenendoci a distanza ravvicinata per non perderci. In basso riusciamo a ricnooscere una conca dove io e Jeanclaude pasammo circa due mesi fa. Questo ci indirizza verso un altro punto caratteristico con grandi faggi isolati e un dirupo roccioso apparentemente insuperabile. Jeanclaude lo riconosce pur avvolto nella nebbia e si ricorda che aggirando il dirupo sulla sx si dovrebbe uscire in terreno più facile. A tentoni ci proviamo e ... Alééé è così: siamo sulla strada giusta ! Continuiamo a scendere con visibilità migliorata e neve fantasica: spolvero di 2 cm su fondo duro. Traversiamo lungamente sotto la parete Nordovest della Roccandagia per andare ad intercettare un canale ripido che dal Grondalpo scende versa la cava Carcaraia (come avevamo fatto il 9 gennaio di quest'anno). Intercettato il canale a circa mezza altezza si apre lo scivolo di 150mt a 45° gradi tutti dritti che sfocia sul piazzale di cava. Oro che cola per i "baldi giovini e provetti sciatori" come forse avrebbe detto con la sua bonaria ironia Vincenzo Sarperi. Per me che sono un po' arrugginito e restio al ripido ghiacciato meglio cambiare assetto e scendere coi ramponi. Mentre mi preparo vedo gli altri saltellare allegramente su placconate stridenti e in un battibaleno, quando mi rigiro, li vedo già in fondo alla cava.  

Scendo con calma mentre accanto mi scorre un fiume di neve superficiale trascinata giù dal vento che nel frattempo è cresciuto di forza. Sopra il piazzale di cava rimetto gli sci ai piedi e raggiungo gli altri che trovo in fase di rifocillamento e a godersi lo scempio delle cave seduti su una enorme ruspa che sembra riemersa da un ghiacciaio direttamente da un giurassico postnucleare. RItornati tutti in sella scendiamo velocissimi su neve da favola (ancora spolvero su fondo duro) lungo la strada di cava. Giunti alla strada Vagli-Gorfigliano, chi sci ai piedi chi sci in spalla, ritorniamo alle auto. 

L'impresa non è riuscita al 100%. Diciamo che è riuscita a metà perché la salita è impegnativa almeno quanto la discesa, se questa fosse stata in condizioni. Però nessun rimpianto, ieri è andata così e le basi sono gettate per portare a compimento l'opera. Comunque la soddisfazione per una giornata spesa a confrontarsi con le apuane più aspre e con le meraviglie e le incognite della montagna, è sempre ripagante di tutte le tribolazioni.

 

Profilo percorso: 
No Altitude
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
0.00Km
Distanza percorsa in salita: 
0.00Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
0.00Km
Dislivello in salita: 
0m
Dislivello in discesa: 
0m
Quota di partenza: 
0m
Quota di arrivo: 
0m
Quota minima raggiunta: 
0m
Quota massima raggiunta: 
0m