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Monte Corchia (m 1677) da Nord

Data effettuazione gita: 
23/02/1974
Località di partenza: 
Levigliani (m 550)
Difficoltà: 
BSA

Nei giorni 23 e 24 febbraio era in calendario l'E.R.T.A. (Escursione-Raduno Toscano Alpinisti) del Centro Turistico Giovanile (associazione "consorella" del C.A.I. ma d'ispirazione confessionale). Come già nel 1971, la meta era stata individuata nella Pania delle Croce dal versante Ovest, con pernotto al Del Freo.

Uno dei pochi vantaggi dell'austerità era che le corse dei bus di linea proseguivano con orari continuati anche le domeniche. Da un lato ciò limitava la disponibilità di pullman a nolo per le gite sociali, dall'altro (con una tabella di orari) consentiva di compiere traversate scialpinistiche altrimenti impossibili.

I pendii del Tavolino sotto il Callare m'alluzzavano già da un paio d'anni (coi mini-sci che avevo allora m'ero dovuto contentare di scendere, zampettando, solo dalle Gorfigliette a Mosceta) e forse, vista la situazione d'innevamento avrebbero potuto essere fattibili. Intanto, avevo pensato d'anticipare al mattino del sabato l'arrivo al rifugio, avvalendomi adeguatamente dell'avvicendamento di treni e pullman.

Di prima mattina ero così giunto a Mosceta: lì, prima delusione, il palmo di neve dei giorni scorsi era già stato mangiato dal sole sui versanti meridionali, tuttavia a settentrione permaneva inalterato. Rinviata la Pania all'indomani, dirigo verso il Corchia dove, nell'estate precedente, avevo individuato un percorso probabilmente sciabile (in effetti la guida CAI-TCI riportava una breve nota del Sarperi che ne indicava la fattibilità): appena scavalcata la spalla sopra il rifugio, infatti, trovo la neve e proseguo pellando sul retro-Corchia attraverso una rete di sentieri e lizze (ora obliterati dalla strada di Fociomboli). A fine pomeriggio arrivo sotto la cresta, dove devo montare i ramponi. I tempi sono stretti, così tocco appena la cima e mi rivolto, per calzare gli sci al primo saggio di cava (minuscolo, allora). Seguendo le mie tracce di salita in meno d'un'ora sono di ritorno al Rifugio Del Freo, dove ho messo in conto di cenare e pernottare.

La serata però manca dell'entusiasmo di altre occasioni: pochi gli intervenuti e prospettive di maltempo per l'indomani; tutto ciò, unito alle restrizioni alla circolazione e forse anche al lungo avvicinamento per chi proveniva da più lontano, aveva fatto sì che gran parte dei radunisti avesse preferito pernottare in valle e salire al rifugio la mattina dopo. L'indomani, come annunciato, una bufera di vento avvolge la Pania e la tormenta sollevata rende difficile anche respirare, figurarsi sciare! Dopo il primo dietrofront obbligato, io non demordo ancora e, un po' con gli sci in collo, un po' ai piedi, raggiungo la Porta di Borra Canala tenendomi sui versanti sottovento. L'ora però è ormai avanzata e non ho più nemmeno il tempo di risalire la Borra. Così, a malincuore, torno sui miei passi e, caricati un'ultima volta i fidi sci sul sacco, discendo le Voltoline in tempo per prendere il pullman Lazzi delle cinque da Arni a Pietrasanta.

Profilo percorso: 
No Altitude
Statistiche
Distanza totale percorsa: 
15.00Km
Distanza percorsa in salita: 
7.50Km
Distanza percorsa in pari: 
0.00Km
Distanza percorsa in discesa: 
7.50Km
Dislivello in salita: 
1125m
Dislivello in discesa: 
1125m
Quota di partenza: 
550m
Quota di arrivo: 
550m
Quota minima raggiunta: 
550m
Quota massima raggiunta: 
1677m